Palabras que hablan de mi

In Silvina Spravkin’s formation, if, for a nonconformist like her, you can adapt this ritual biographical formula for the artist, there are no closed classrooms of the Fine Arts Academy, no institutional conventions, but an open dialogue, the passion of an atelier, of the film studios, where she worked as a costume and set designer during the Seventies, those years that preceded her definitive move from Argentina, and her eventual discovery of Pietrasanta in 1979.

So many features of her language do in fact look back to the powerfull syntax of cinema: above all the gaze, so intense and entranced, upon, for the most part,  everyday, domestic objects which make up her imaginative figuration. Focusing on them with an extrordinary capacity to identify them in their material reality and to anticipate their sculptural existence in light, Silvina makes them the protagonists of a personal narrative fixing them with the greatest narrative certainty in all their evocative potential. Journeys, sometimes very personal ones, of memory, of poignant remembrances of family and home emerge, and she is able to elevate them to a universal poetic plane through those qualities of representation she pursues with a technical precision lived so intensely within an almost sensual relationship to marble transformed into a material of the mind.

If with the statuary marble she chooses and works, with infinitive love Silvina can mournfully shape memories and dreams, it is to venitian mosaic, combined with marble, or worked autonomously – always incredibly beautiful results -that she seems to entrust a promise of a happiness too often elusive but not lost forever and intimated, even if only in a glimpse, in the petals of those giant sunflowers that press on her studio window in a forest of familiar symbols.

From her favorite neoclassical creator Spravkin has derived the sense of mystery which is hidden in physical beauty, in the gesture which becomes myth, but above all the necessity for diligence which, Canova said favorably charecterizes our work, while he recommended refining with untiring care every detail:and of the importance, equal to the representation of the nude, of the modeling of folds, which he considered the foundation of the language of sculpture: as the drawing of form should vary with diversity of character, Canova wrote, so also do folds wish to be different from one another, in accordance with the diversity of the drapery and the subject. The mastery of the fold is often the torment of even the greatest sculptors because, unlike the nude, for which there are fixed data and principles in nature whose study assure success, folds, very often depend upon the chance event.

From the fabric of the past, from the itineraries of a sorrow-filled destiny emerge the folds which are the protagonists of a work wich is intensely beautiful and poignant, which is an authentic domestic monument to her life.

Fernando Mazzocca
from the catalog
“Un Passo nel Sogno”
Paola Raffo Arte Contemporanea (ex Galleria la Subbia)
Pietrasanta

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Nella formazione di Silvina Spravkin – se ad un’irregolare come lei si puo’ adattare questa formula rituale per la biografia di ogni artista – non vi sono le aule chiuse dell’Accademia di Belle Arti, le convenzioni degli Istituti, ma piuttosto il dialogo aperto, la passione di un atelier, degli Studios cinematografici che che l’hanno vista impegnata, come costumista e scenografa, nel suo paese durante gli anni Settanta. Il suo trasferimento, dall’Argentina diverrà definitivo, e si troverà a Pietrasanta a partire del 1979.

Tanti tratti del suo linguaggio rimandano infatti alla sintassi potente del cinema: prima di tutto lo sguardo, davvero intenso e sognante, sugli oggetti, per lo più comuni e domestici, che fanno parte del suo imaginario figurativo. Mettendoli a fuoco, con una straordinaria capacita di identificarli nella loro realtà materiale di prevedere la loro esistenza plastica nella luce, Silvina li rende protagonisti di una sua personale narrazione fissandoli con grande sicurezza narrativa nel loro potere evocativo. Vi riaffiorano percorsi, anche molto personali, di una memoria che però riesce, propio attraverso la qualità di una rappresentazione perseguita con una tecnica minuziosa e intensamente vissuta in un rapporto quasi sensuale con il marmo trasformato in materiale della mente, a decantarsi sul piano universale della poesia.

Se con il marmo – quello statuario scelto e lavorato con infinito amore – Silvina riesce a modellare dolorosamente i ricordi e i sogni, al mosaico veneziano, abbinato al marmo stesso o lavorato autonomamente sempre con risultati di incredibile bellezza, sembra affidare le promesse di una felicità troppe volte sfuggita ma non perduta per sempre e intravista, anhe se forse solo sui petali di quei giganteschi girasoli che premeno con una foresta di simboli familiari alle finestre del suo studio.

Dal prediletto artefice neoclassico la Spravkin ha derivato il senso del mistero che si nasconde dentro de la bellezza fisica, del gesto che diventa mito, ma soprattutto la necessità della diligenza che, disse Canova, “è  quella che commenda l’opere nostre”, raccomandando di rifinire con infaticabile cura ogni dettaglio, e l’importanza, pari a quella della rappresentazione del nudo, della modellazione delle pieghe considerate la base del linguaggio della scultura:”come il disegno delle forme debbe variarsi ad ogni carattere di persona” – scriveva Canova – “cosi le pieghe vogliono essere diverse, secondo la diversità de’ drappi e la diversità dei soggetti. Il magistero delle pieghe è ordinariamente il rovello anche degli scultori piu’ grandi, perché non è d’esse come del nudo, il quale ha dei dati e de’ principi fissi nella natura, studiandosi i quali si è certi di far bene. Malepieghe molte volte dipendono dall’evento, dal caso…”

Dalle trame del passato, o dai percorsi di un destino doloroso emergono le pieghe protagoniste di un’opera intensamente bella e struggente, come un vero domestico monumento alla propria vita.

Fernando Mazzocca
dal catalogo
“Un Passo nel Sogno”
Paola Raffo Arte Contemporanea (ex Galleria la Subbia)
Pietrasanta

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